In copertina foto di lostradone.it
Giuseppe Dicillo
Angelica Piscitelli
Sapete quanti tipi di plastica esistono al mondo?
- PET o Polietilene Tereftalato: per la fabbricazione delle bottiglie di plastica per l’acqua minerale;
- PE-HD o Polietilene ad alta densità: usato per produrre le borse della spesa e confezionare latte, succhi di frutta, shampoo, cosmetici, detergenti per piatti e biancheria;
- PVC o cloruro di polivinile: 90% delle pellicole per alimenti;
- PE-LD o Polietilene a bassa densità; pellicole per alimenti marcate PE, borse per la spesa, sacchi per la spazzatura; cartoni per il latte fresco, di bicchieri per bevande, coperchi per barattoli, giocattoli;
- PP o Polipropilene: bacinelle, componenti per le auto, colini, imbuti, scolapasta, contenitori per alimenti o acqua, tazze,
- PS ovvero Polistirene o Polistirolo: contenitori per alimenti take away;
- Altre plastiche (non riciclabili): Usat per costruire contenitori d’acqua riusabili per uffici, bottiglie per bibite, succhi e ketchup, tegami per forni a microonde, rivestimento interno dei barattoli e scatole per alimenti, scontrini di cassa termici.
http://www.perchebio.com/site/index.php/contenuti/iovivobio/346-conoscere-le-plastiche
Perché è importante utilizzare poca plastica?
Gli ftalati sono una famiglia di sostanze chimiche organiche che derivano dal petrolio impiegate come agenti plastificanti; ma anche come solventi e ottimizzatori della consistenza e resa di diversi prodotti. Alcuni studi sembrano testimoniare che un alto consumo di Ftalati possa portare a problemi di infertilità nell’uomo, poiché sono in grado di produrre nel corpo umano effetti analoghi a quelli degli estrogeni. Inoltre, test di laboratorio hanno dimostrato che potrebbero portare a seri danni a fegato, reni e polmoni.
Ne esistono di vario tipi, tutti sono in forma liquida (assomigliano all’olio) e sono praticamente inodore, ma non sempre hanno funzione plastificante.
Le tipologie di ftalati sono:
DINP – ftalato di diisononile (acido con uso industriale, vernici e prodotti chimici per edilizia);
DEHP – ftalato di bis (prodotto chimico usato per realizzare plastiche in PVC ,ossia un cloruro cioè un materiale termoplastico ricavato da materie prime naturali, morbide e flessibili);
DNOP – ftalato di diottile (è presente dei giocattoli, soprattutto nelle bambole e nello smalto per le unghie);
- DIDP – ftalato di diisodecile (è presente nella contaminazione durante la produzione, il trattamento, il confezionamento e l’immagazzinamento);
- BBP – ftalato di butilbenzile (utilizzato per l’ambiente acquatico);
- DBP – ftalato di dibutile(sono presenti le stesse sostanze che si trovano nel DDP).
Le materie plastiche più diffuse sul mercato dei prodotti di consumo sono:
• il PE (polietilene): usato per la produzione di sacchetti, cassette, nastri adesivi, bottiglie, sacchi per la spazzatura, tubi, giocattoli, etc;
• il PP (polipropilene): utilizzato per la produzione di oggetti per l’arredamento, contenitori per alimenti, flaconi per detersivi e prodotti per l’igiene personale, moquettes, mobili da giardino, etc;
• il PVC (cloruro di polivinile): impiegato per la produzione di vaschette per le uova, tubazioni e pellicole isolanti tanto che lo si trova anche tra i muri di casa, nelle porte, nelle finestre o nelle piastrelle e, addirittura, nelle vesti di carte di credito;
• il PET (polietilentereftalato): utilizzato soprattutto per le bottiglie di bibite e di acqua minerale, ma anche per la produzione di fibre sintetiche;
• il PS (polistirene o meglio noto come polistirolo): usato per produrre vaschette per alimenti, posate, piatti, tappi, etc.
Plastica e riciclo
Tutti i contenitori che non recano le sigle PE, PET e PVC, tutti i contenitori che presentano residui di materiali organici (es.: cibi) o di sostanze pericolose (vernici, colle, etc.), giocattoli, custodie per cd, musicassette e videocassette, piatti, bicchieri e posate in plastica, tubi di dentifricio, bottiglie di olio, rifiuti ospedalieri (es.: siringhe, sacche per il plasma, contenitori per liquidi fisiologici e per emodialisi), beni durevoli di plastica (es.: articoli di casalinghi, elettrodomestici, completi per l’arredo, etc.), articoli per l’edilizia, grucce per appendiabiti.
Le plastiche più riciclabili sono:
- Tutti i contenitori che recano le sigle PE, PET e PVC
- Contenitori per liquidi;
- Bottiglie per bevande;
- Flaconi per prodotti per l’igiene personale e pulizia per la casa;
- Shampoo, Bagnoschiuma;
- Detersivi;
- Vaschette per l’asporto di cibi;
- Confezioni per alimenti;
- Polistirolo espanso degli imballaggi e simili;
- Borse di nylon;
- Plastica in pellicola.
I contenitori in polietilene o in cloruro di polivinile abbandonati nell’ambiente impiegano dai 100 ai 1000 anni per essere degradati, mentre per oggetti apparentemente più inconsistenti, come le carte telefoniche ed i sacchetti, il tempo necessario è almeno 1000 anni.
Lo smaltimento della plastica può essere effettuato attraverso il recupero o il riciclo della stessa, dalla quale è possibile non solo ottenere nuovi prodotti, ma anche energia, calore ed elettricità. Il riciclaggio meccanico prevede la trasformazione da materia a materia: la plastica non più utilizzata diventa il punto di partenza per nuovi prodotti. Questa tecnica consiste essenzialmente nella rilavorazione termica o meccanica dei rifiuti plastici.
Il riciclaggio chimico prevede il ritorno alla materia prima di base attraverso la trasformazione delle plastiche usate in monomeri di pari qualità di quelli vergini, da utilizzare nuovamente nella produzione. In pratica, i polimeri delle diverse plastiche vengono scomposti nei rispettivi monomeri, attraverso una “produzione al contrario”.
La plastica non raccolta o non riciclata può essere destinata al recupero energetico mediante il processo di termovalorizzazione. Infatti, dopo uno specifico trattamento di selezione e triturazione è possibile ricavare combustibili alternativi (CDR) utilizzati nei processi industriali (per esempio nei cementifici) e per la produzione di energia termoelettrica.
Il recupero energetico prevede di riutilizzare l’energia contenuta nei rifiuti plastici, che le deriva dal petrolio ed è interamente sfruttabile: la plastica infatti ha un potere calorifico paragonabile a quello del carbone.
La fase della raccolta differenziata è seguita da quella in cui la plastica è trasportata in balle miste agli impianti di selezione e primo trattamento, dove i diversi prodotti vengono separati manualmente o con un sistema automatico mediante detector. Una volta selezionato, il materiale viene confezionato in balle di prodotto omogeneo e avviato al successivo processo di lavorazione, che consente di ottenere nuove risorse da questi rifiuti.
Nella maggioranza dei casi, nella fase di selezione dei rifiuti, è possibile suddividere le diverse tipologie in modo omogeneo, ottenendo come risultato del riciclo della “materia prima seconda”, così chiamata per sottolineare che le caratteristiche tecniche e chimiche del materiale riciclato sono molto simili a quelle iniziali.
Riciclando PET, PVC e PE si riescono ad avere nuovi prodotti, per esempio:
- Da PET, PVC e PE si ottengono, oltre ai nuovi contenitori, fibre per imbottiture, maglioni e indumenti in pile, moquette, interni per auto o lastre per imballaggi;
- Con il PVC riciclato si possono produrre tubi, scarichi per l’acqua piovana, raccordi e molti altri prodotti del settore edile;
- Con il PE riciclato si ottengono nuovi contenitori per i detergenti di casa o per uso personale, tappi, pellicole per imballaggi, casalinghi;
- Con la plastica riciclata eterogenea vengono prodotte panchine, recinzioni, arredi per la città, cartelloni stradali.
Curiosità:
• La plastica recuperata si può trasformare in energia: con una bottiglia di plastica si può tenere accesa una lampadina di 60 watt per un’ora;
• Con 20 bottiglie è possibile fare un pile;
• Negli ultimi 20 anni l’uso della plastica nelle automobili è aumentato del 114% e si stima che, senza questo materiale, le auto peserebbero 200 kg in più;
• Una bottiglia di plastica può rimanere in acqua o sul terreno da un minimo di 100 anni ad un massimo di 1000;
• Riciclando 1 Kg ( = 25 bottiglie ) di plastica, si risparmiano ben 30 KWh = 300 lampadine da 100 W accese per 1 ora;
• Il 75% del materiale utilizzato per fabbricare una maglietta può essere dato da bottiglie di bevande gassate riciclate.
SITI:
wwwpechebio.com, medeaambiente.it,polimerico.it, emmeellepvc.com,gestione-rifiuti.it,Dipartimento federale della sanità DF1,acquanove.it

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