Isola di plastica: una nuova Terra

Donatella Fortini

Giada Columbo

Paola Rubino

Questa isola, situata nell’Oceano Pacifico, si è formata a inizio anni ’80; è un gigantesco vortice di correnti superficiali, grande 3 volte la Francia, che concentra in quest’area rifiuti formati principalmente da materiali plastici gettati o persi da navi in transito e, soprattutto, dal gioco delle correnti marine che formano il cosiddetto giro del nord Pacifico.

Sono 5 gli eventi  che hanno portato alla nascita della Nuova Terra:

  1. Nel 1990 quando dalla nave Hansa Carrier sono caduti in mare ben 80.000 articoli, tra stivali e scarpe da ginnastica della Nike che, nei tre anni successivi, si sono arenati nelle spiagge degli stati della British Columbia, Washington, Oregon e Hawaii;
  2. Nel 1992 sono caduti in mare decine di migliaia di giocattoli da vasca da bagno;
  3. Nel 1994 attrezzature per hockey su ghiaccio;
  4. L’11 marzo 2011, in Giappone, un maremoto ha provocato un enorme afflusso di detriti nell’oceano; questi galleggiando, spinti dalle correnti, si sono distribuiti nell’oceano Pacifico, raggiungendo anche la costa americana.

La plastica impiega un centinaio di anni per disgregarsi. Quando arriva allo stadio di microscopici frammenti, i pesci la ingeriscono.

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Qualche anno fa la biologa marina ‘Miriam Goldstein’ ha condotto una ricerca insieme al suo team prelevando campioni casuali di acqua in un’area vasta circa 1.700 Kmq del Pacifico. Su 119 campioni casuali, ben 117 contenevano almeno una traccia o un frammento di plastica. E’ un dato sconcertante, soprattutto se lo si confronta con simili ricerche effettuate nei decenni precedenti: gli studiosi sono in grado di affermare che la concentrazione di plastica nel Pacifico è cresciuta di due o tre ordini di grandezza dagli anni ’70 del secolo scorso ad oggi, sia per numerosità dei frammenti, sia per massa.

Nel corso degli anni, diversi si sono cimentati nella ricerca di una possibile soluzione:

  • Boyan Slat ha ideato l’Ocean Array Cleanup, una macchina che sfrutta le correnti del mare, le stesse che hanno portato alla creazione dell’isola di plastica, per far sì che i rifiuti di plastica si accumulino nelle piattaforme e il mare si pulisca “da solo”. Il sistema è composto da una catena di barriere galleggianti della lunghezza di due chilometri e poste in favore di corrente, senza reti, che convogliano la plastica verso piattaforme che fungono da imbuto. Una volta al mese circa una barca andrà a raccogliere i rifiuti convogliati verso la parte centrale della macchina.

L’Ocean Array Cleanup è il più grande strumento di pulizia degli oceani creato

  • Due giovani ragazzi Australiani, Andrew Turton e Pete Ceglinski hanno ideato il Seabin, funziona come un’aspirapolvere per il mare. Il meccanismo è semplice: attivo 24 ore su 24, ripulisce le acque superficiali che lo circondano: le aspira delicatamente, le filtra facendole passare attraverso una sacca di fibra naturale e un separatore acqua/olio in cui resta intrappolata la spazzatura, solitamente oggetti e impurità come petrolio e catrame.

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L’isola di plastica nel Mediterraneo

‘L’’Institut français de recherche pour l’exploration de la mer’  riporta di aver trovato un’isola di plastica anche nel nostro mare, tra l’isola d’Elba e la Corsica. Gli esperti, per voce di François Galgani, responsabile dell’istituto francese, spiegano che la formazione di quest’isola di plastica è cronica, questo significa che si forma a seconda delle correnti del mare. In pratica le correnti del Mediterraneo nord-occidentale si muovono in modo che l’acqua ripaga lungo la costa italiana e, quando arriva all’altezza dell’Isola d’Elba non riesce a passare e si sposta verso la Corsica, quando questo avviene, i rifiuti si accumulano, anche per qualche decina di chilometri. L’isola di plastica, dunque, si forma ciclicamente, dura qualche settimana, o al massimo due o tre mesi, e poi si scompone nuovamente nel mare, prima di riformarsi.

Cosa fare?

Dobbiamo iniziare ad essere più coscienziosi: per prima cosa, ridurre l’utilizzo della plastica, sostituendola con materiali biodegradabili, inoltre, bisognerebbe evitare di lasciare i nostri rifiuti sulla spiaggia e, infine, porci come obiettivo quello di ripulire la spiaggia quando torniamo a casa.

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