Fauna a rischio ambiente

Claudia Gentile

Chiara Gismondi

Jean Louis Partipilo

Ultimamente si è discusso di un orso deturpato con una bomboletta spray di colore nero in Russia. Un gruppo di animalisti ha ripreso e reso virale il 3 dicembre 2019 la raccapricciante scena e in poche ore tutto il web conosceva l’orso a cui è stato dato il nome del carro armato sovietico della seconda guerra mondiale “T-34’’ (così era scritto sulla sua pelliccia). Lo scherzo di poco gusto probabilmente era stato compiuto dalla popolazione locale stanca di subire continui attacchi di orsi polari, spinti dalla fame per la mancanza di cibo dovuta alle varie migrazioni delle foche e dei pesci alla ricerca di luoghi con un clima più freddo e con maggiore presenza di ghiacciai.

Tra le altre cause dell’avvicinamento degli orsi polari ai centri abitati c’è l’aumento esponenziale della temperatura, che ha superato di 20° celsius la media stagionale, con il conseguente scioglimento di 9.625 miliardi di tonnellate di ghiaccio. La progressiva scomparsa del loro habitat ha determinato il mutamento fisico e comportamentale di questi animali. Pochi mesi fa, nel piccolo insediamento urbano di Belushya Guba, c’è stata “un’invasione degli orsi”: la cittadina è stata assediata da 52 orsi affamati che hanno cercato cibo nelle discariche e negli edifici residenziali; essi sono arrivati a nuoto da chilometri di distanza fino al paesino alla ricerca di cibo per sfamarsi. Dopo la sorpresa per questo avvenimento più unico che raro, la popolazione ha cercato di allontanarli facendo baccano e usando altri stratagemmi non letali, senza che la cosa abbia funzionato: infatti gli orsi periodicamente si ripresentano.

Lo scioglimento dei ghiacciai sta modificando anche gli equilibri di foche e pesci, inermi di fronte all’azione che subiscono da parte delle popolazioni indigene che vogliono evitare l’emigrazione degli animali, fonte di sostentamento, costringendoli con varie strategie a rimanere in quei territori, anche se ostili. L’aumento delle temperature è causa anche di epidemie: il virus del morbillo (PPD) attacca gli animali, incapaci di difendersi da  “nuove” malattie, e per questo sempre più frequentemente assistiamo ad una vera e propria moria di interi gruppi di animali. 

Nella regione siberiana gli scienziati hanno fatto una scoperta sullo scioglimento del permafrost, lo strato di terreno permanentemente gelato che si trova a qualche metro di profondità specialmente ad alta latitudine e ad alta quota, esso sta liberando nell’aria spore e batteri rimasti congelati per migliaia di anni e sostanze letali come l’antrace e inoltre rilascia grandi quantità di CO2 e metano nell’atmosfera, esacerbando quindi il problema del riscaldamento globale. 

L’antrace è una infezione potenzialmente mortale causata dal Bacillus anthracis. Le spore dei batteri si trovano naturalmente nel terreno della terra e da qui possono essere ingerite da animali che mangiano le piante. Come molti altri patogeni, il B. anthracis può andare in “clandestinità” (o ibernazione) quando le condizioni non sono giuste, per tornare nuovamente quando le circostanze lo permettono.

L’innalzamento delle temperature sta causando danni ambientali in tutto il mondo e sta mettendo a rischio la sopravvivenza di numerose specie animali, ma la sua pericolosità potrebbe aumentare se dallo scioglimento del permafrost dovessero emergere virus e batteri che l’uomo non ha mai incontrato. Fortunatamente non tutti i batteri sono in grado di sopravvivere così a lungo nel ghiaccio. Nonostante questo però, nel 2005 gli scienziati della Nasa sono riusciti a “resuscitare” alcuni batteri immersi nel ghiaccio dell’Alaska da 32mila anni. Due anni dopo, una ricerca della University of Hawaii ha riportato in vita un batterio che da 8 milioni di anni attendeva intrappolato nel permafrost dell’Antartide e infine un’altra ricerca ha analizzato i resti umani risalenti all’Età della pietra comparandoli con quelli del XIX secolo, rilevando così la presenza comune di cicatrici da vaiolo e tratti di Dna del virus che ne è responsabile, il Variola. 

Sotto accusa c’è l’azione scriteriata dell’uomo che distrugge l’ambiente per i suoi interessi, senza curarsi dei danni che sta causando. Non c’è modo di rimediare, ma possiamo limitare l’impatto delle nostre attività, imparando ad avere maggiore riguardo nei confronti della natura, impegnandoci ad essere uomini produttivi e non più distruttivi.

Fonti: Treccani.it, greenme.it, meteolive.it, ansa.it, lescienze.it, ilsole24ore.it, vice.com,

In copertina foto di: repubblica.it

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