Marco De Sario e Simona Bala
Il ruolo giocato dalle mafie “tradizionali” è generalmente molto importante nelle attività ecomafiose, ma spesso sono imprese private, amministratori locali e organi di controllo corrotti a costituire reti che compiono reati ambientali. Lo smaltimento illegale di rifiuti tossici o di scorie nucleari, da parte di aziende che hanno ricevuto l’appalto per la loro depurazione, gestione e messa in sicurezza, è considerato da Legambiente il più lucroso e pericoloso campo di attività delle ecomafie.
Sviluppatasi maggiormente nel Sud Italia, l’ecomafia è un ramo delle organizzazioni mafiose che trae guadagno dallo smaltimento e traffico di rifiuti illegale, traffico degli animali esotici, abusivismo edilizio…noi però vogliamo concentrarci sullo smaltimento dei rifiuti speciali. Il giro d’affari di questa parte della mafia è in continuo aumento e porta a guadagni che arrivano fino a 2,8 miliardi di euro.
La mafia negli anni ha sviluppato numerosi stratagemmi per liberarsi degli scarti. Il più comune è l’abbandono nel territorio, solitamente si tratta di parti di terreni vicini alla strada, lontani dalla città, nelle foreste: vengono scavate profonde fosse in cui vengono buttati i rifiuti e poi ricoperti di terreno. Queste zone sono facilmente distinguibili poiché il terreno si presentano di un colore più scuro, dovuto all’assorbimento delle sostanze tossiche presenti nei rifiuti (scarti ospedalieri, liquidi cancerogeni, piombo, arsenico…). Successivamente grazie a particolari scanner, che riescono ad analizzare il terreno fino a 50cm, la guardia di finanza fotografa queste zone e le analizza, per poi procedere a bonifiche delle aree interessate. Lo smaltimento avviene anche per mezzo della combustione, che libera successivamente sostanze tossiche nell’aria, l’accumulo dei rifiuti in vecchie imbarcazioni con lo scopo di affondarle in mare, l’occultamento di rifiuti in scavi, la miscelazione con composti di uso agricolo (che vengono assorbiti dai prodotti che finiscono sulle nostre tavole), smaltimento di rifiuti pericolosi classificandoli fraudolentemente come non pericolosi che permette di risparmiare sui costi esportazione di rifiuti pericolosi nei paesi in via di sviluppo, in cui non esistono impianti di smaltimento o recupero adeguati.
In Italia lo smaltimento illegale di rifiuti tossici ha riguardato in particolar modo la Campania; alcune zone geografiche della regione sono state denominate con appellativi specifici, ad indicare la gravità delle conseguenze dello sversamento illegale (Triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano, Terra dei fuochi).
Nonostante l’attenzione e la repressione, secondo l’agenzia governativa Apat in Italia sono stati prodotti 72.5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali. Legambiente ha stimato che nello stesso anno siano stati smaltiti illegalmente 11.2 milioni di tonnellate di questi rifiuti.

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