Pedro Carulli
Grazia Pepe
Nell’attività del Friday for Future migliaia di giovani si incontrano nelle Piazze più note in tutto il mondo al fine di manifestare il loro impegno nel voler cambiare il futuro. I numerosi giovani che scendono in piazza protestano principalmente per i cambiamenti climatici, che sono sempre più visibili e percettibili. In linea generale, la partecipazione alle manifestazioni coinvolge circa migliaia di città, tra cui alcune italiane. Tra i diversi motivi per scendere in piazza a protestare, per gli studenti è stata determinante soprattutto la comunicazione del problema discusso tra adolescenti. Un terzo dei ragazzi è stato invitato a manifestare la prima volta da un amico; a loro volta, gli studenti così coinvolti si sono attivati per invitare nuovi partecipanti, creando una catena virtuosa sempre più estesa. Per gli adulti questo meccanismo è meno marcato ma è comunque significativo. La notizia della protesta non si è diffusa solo tramite il passaparola diretto: il secondo canale d’informazione dei Fridays For Future sono i social media come Facebook, Twitter e Instagram, che hanno attirato circa il 30% tra giovani e adulti.
Dal sondaggio emerge un dato significativo sull’alto grado di sfiducia nelle istituzioni: solo il 10% degli studenti e l’8% degli adulti si dice convinto di poter far affidamento sui governi per risolvere i problemi ambientali. Anche se la maggioranza dei manifestanti ha deciso di aderire allo sciopero “per far pressione sui politici affinché cambino le cose” e ritiene che “i politici debbano mantenere le loro promesse per fermare il riscaldamento globale”, pochissimi credono che i loro sforzi otterranno il successo auspicato. Tuttavia, le ondate di protesta per il clima continuano e aumentano, come ha dimostrato la recente manifestazione del 27 settembre, alla quale il Centro Cosmos ha altresì partecipato distribuendo questionari per l’indagine, i cui dati verranno elaborati nelle prossime settimane.
Il vero problema del riscaldamento globale
Per alcuni studiosi, i cambiamenti climatici avvengono in virtù di un processo naturale pertanto gli uomini non sarebbero la causa primaria del problema ambientale. Tale affermazione non è suffragata da base scientifica.
Per pochi scienziati negazionisti, l’anidride carbonica nell’aria non influenza più di tanto le temperature. La CO2 prodotta da noi umani, con le fabbriche e gli allevamenti intensivi di animali non ha un effetto così negativo sul clima. La terra ha bisogno di gas serra per mantenere il suo equilibrio termico e per permettere che ci siano temperature ideali per garantire la vita come la nostra; questi gas serra infatti trattengono parte dell’energia proveniente dal sole provocando quello che conosciamo come effetto serra.
Tutti gli altri studiosi invece considerano il gas serra alimentato dal processo antropico. I cambiamenti climatici, benché qualcuno faccia finta di nulla, sono una realtà che ci impone di interessarci delle scelte che i governi fanno sul clima. Consentire ai giganti del petrolio, del gas, del carbone di continuare a produrre energia in modo sporco non è più ammissibile. Nel 2015 l’Italia ha aderito agli Accordi di Parigi, che stabiliscono l’impegno di tutti i Paesi per abbassare la soglia dell’aumento di temperatura previsto nei prossimi decenni, per evitare le conseguenze peggiori. Dobbiamo alzare l’asticella e chiedere al governo misure urgenti e concrete per fermare il riscaldamento globale.
Foto di MeteoWeb
Cosa dobbiamo fare
La scienza ci ha messo in guardia, il clima sta cambiando più velocemente di quanto crediamo; per conservare la vivibilità del Pianeta, dobbiamo impedire l’aumento di temperatura. Abbiamo 11 anni per farlo: vuol dire dimezzare le emissioni globali al 2030 e arrivare a emissioni nette a zero nel 2050. Questo è possibile solo facendo investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica. Vuol dire cioè non solo dare un taglio al carbone e al petrolio, ma smettere anche di puntare tutto sul gas; inoltre, la transizione deve essere veloce o perderemo la sfida del clima. Il Governo ha presentato un piano (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima- PNIEC) che è del tutto inadeguato: ai nostri politici chiediamo di cambiare il piano, non clima!

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